Archidamo - Olio extravergine d'oliva

Masseria Cicella


CENNI STORICI

La nobildonna Maria Giulia Trojani nel 1735 lasciò con volontà testamentaria il bene al Monastero dello Spirito Santo. Nel 1756 dal catasto onciario risulta appartenente al Feudo Concordato di Oria. Nel 1866, a seguito della soppressione del Monastero e dell’esproprio, la Masseria Cicella fu acquisita da diversi proprietari ed ora appartiene all’Azienda Archidamo III.

La denominazione Cicella può derivare da due significati diversi. Il primo riconduce all’omonimo cognome molto diffuso nel Salento nei secoli XIII e XV mentre il secondo “può derivare da “Ci” che vale luogo e “Cella” che si confronta con l’etrusco “Cela” e si riferisce a una stanza mortuaria di un personaggio divinizzato.

Tale ipotesi rafforza la tesi della possibile sepoltura del Re Archidamo III tra le architetture arcaiche presenti così come descrive Rosario Giuseppe Coco nel volume “Manduria tra Taranto e Capo d’Otranto”, Giulia Selvaggi editore, Manduria 2009.

Da studi e ricerche archeologici, inoltre, si è desunto che i territori di Manduria, come le campagne della contrada Cicella ricca di Truddi e selci, fossero abitati già dall’età della pietra.

Architettura


La Masseria è articolata in corpi di fabbrica voltati che si sviluppano attorno a due grandi corti collegate tra loro attraverso un ampio passaggio coperto da una volta a botte. In particolare la Masseria è costituita da un unico livello ad eccezione del fronte occidentale prospiciente la corte sud che presenta un secondo livello, destinato all’alloggio principale del complesso, dal quale si gode la visuale panoramica sul viale di accesso al podere.

La corte settentrionale, invece, era destinata ad accogliere i ricoveri degli animali con le strutture dedicate all’allevamento. La maggior parte degli ambienti presentano la tradizionale copertura della volta a stella, tipica del territorio leccese e salentino. Tale volta è particolare poiché è composta da due unghie di volta a crociera e due unghie di volta a vela le quali poggiano su quattro basamenti costruiti nei muri.

Gli estradossi delle coperture sono realizzati con la tecnica del cocciopesto di largo impiego sin dall’epoca romana, si tratta di una miscela di laterizi quali cocci di tegole e anfore unite con calce grossa, poiché rendeva le coperture e le pavimentazioni impermeabili e durature nel tempo.

Valorizzazione


Con il progetto di valorizzazione si intende restaurare l’intero complesso nel rispetto della tipologia edilizia e strutturale esistente senza alterare la composizione architettonica originaria. In particolare la successione dei corpi voltati sarà rispettata nell’adeguamento alle nuove funzioni di accoglienza turistica e della divisione delle residenze rurali.

Nella Masseria all’alta qualità dell’architettura preesistente sarà integrata l’alta qualità di soluzioni tecnologiche ed ecocompatibili nella direzione della sostenibilità ambientale e nel rispetto delle soluzioni e tecniche tradizionali stesse al fine di non contraddire l’unitarietà estetico-formale della fabbrica antica. La ricchezza degli apparati decorativi, infatti, sui prospetti sia interni che esterni è affidata all’uso sapiente della pietra locale con cui si componevano i coronamenti delle murature in dentelli e motivi geometrici in rilievo.

Un tema fondamentale per il progetto di valorizzazione, inoltre, è l’integrazione tra l’architettura e la natura dei luoghi. Le corti saranno gli spazi entro cui sperimentare tale integrazione e in cui gli assetti arborei ed arbustivi asseconderanno gli elementi architettonici della Masseria, da un lato, e costruiranno nuove architetture di natura dall’altro con specie mediterranee.

Le "Lammie" e i Muri a Secco


Il paesaggio agrario e i campi che circondano la Masseria sono arricchiti di sapienti opere di architettura rurale come i muri a secco, che segnavano i confini, e ricoveri in pietra, con coperture voltate a botte o a stella, detti “Lammie”. La forza evocativa di queste strutture, realizzate con le stesse pietre ricavate dissodando la terra, sta nella continuità nell’uso del materiale e nell’essenzialità delle forme.

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